di Rosa Mondo, studentessa di M.A.,
e Mallory Nardin, studentessa di M.A.
Sabato pomeriggio 16 luglio, gli studenti del corso di Storia ed Evoluzione del Vino hanno visitato con il Professore Sangiorgi il Lincoln Peak Vineyard, un’azienda a carattere famigliare che si trova a pochi chilometri dalla Scuola Italiana. Abbiamo avuto la fortuna di avere come guida una nostra collega italofona del terzo livello, Maren Granstrom. Lei, sua sorella, il suo papà e il nostro professore ci hanno portato in giro per i vigneti e ci hanno accompagnato in cantina.
La nostra gita è iniziata tra le pittoresche vigne. Per più di vent’anni, in questo luogo, il proprietario coltivava fragole. Dieci anni fa ha deciso di cambiare e cominciare a coltivare viti per fare vino. Date le condizioni climatiche di questa zona, utilizzano vitigni ibridi che sono il risultato della contaminazione tra pollini europei e statunitensi nei laboratori delle Università di Michigan e Wisconsin. Queste varietà relativamente nuove sono caratterizzate da grappoli piccoli che resistono meglio alle temperature basse.
Come aveva consigliato perfino Columella (Cadice 4-70 d.C.), uno dei grandi scrittori di agricoltura della Roma antica, in alcuni dei testi che abbiamo letto in classe, loro fanno la potatura verde per ridurre il peso sulla pianta e assisterla nella maturazione dei grappoli. Sara, la sorella di Maren, ci ha fatto notare l’importanza dell’inerbimento nello spazio tra i filari che consuma azoto creando concorrenza tra le piante e rendendo i frutti più saporiti. Il professor Sangiorgi ci ha mostrato tutte le parti della vite, che sono: il piede, il tralcio, la foglia, il grappolo, il raspo, l’acino (chicco), la buccia, la polpa e le sue celle, dalle quali esce il succo, e infine il vinacciolo (il seme).
Poi siamo tornati alla cantina dove ci ha spiegato come si fa il vino. Per prima cosa si deve decidere quando fare la vendemmia. Di solito, verso settembre, si eseguono gli esami organolettici degli acini e alcune analisi chimiche per seguire l’acido malico che, insieme ad altre sostanze come lo zucchero, indica la maturazione dei grappoli. Appena raccolte, le uve destinate a fare il vino bianco vengono trasportate in modo molto delicato alla pigiadiraspatrice per staccare i raspi dagli acini. Questo passo serve a ridurre i tannini che impedirebbero la maturazione del vino. Poi vanno dentro la pressa pneumatica che “abbraccia” i grappoli esercitando una pressione equilibrata in modo che esca il succo dalla polpa senza toccare buccia. Questa manovra è indispensabile per il vino bianco perché la buccia ha solo tannini e non ha sostanze coloranti, una condizione che non aiuta molti vini bianchi a proteggersi dall’ossigeno e a conservarsi correttamente. Per questo motivo il colore dei vini bianchi è così chiaro. Dopo la pressatura, il mosto fiore viene trasportato nella vasca di acciaio inossidabile dove inizia la fermentazione, che può essere spontanea o attivata con lieviti aggiunti. Terminato questo processo, il vino può entrare nelle botti di legno o in altri tini di acciaio, dove affronta la fase di maturazione; oppure essere imbottigliato dopo una filtrazione ed essere così pronto per andare sul mercato, magari vivendo un breve periodo di affinamento.
Abbiamo avuto l’opportunità di degustare un vino rosso, il “Marquette,” in due maniere: sia
direttamente dalla botte sia dalla vasca di acciaio. Questo assaggio ci ha fatto capire come il legno influisce sul sapore del vino. Quindi siamo entrati nell’enoteca per assaggiare altri vini bianchi prodotti dall’azienda. Durante la degustazione, il nostro professore ci ha spiegato il ruolo dei solfiti che vengono aggiunti spesso al vino, in base al pH, per stabilizzare e conservare il prodotto. (È proprio questa sostanza che è responsabile del male di testa di cui tanti consumatori di vino soffrono.) Dopo aver ringraziato i nostri ospiti per la loro generosità siamo tornati a casa con un nuovo apprezzamento per la viticoltura in generale e, soprattutto, di questo vigneto Vermontese. Se avete la possibilità, andate pure a fare visita!